Il giudice

L’enorme fallo esitò un attimo. Dopo essersi ritratto come una freccia pronta per essere scagliata, sputò la sua sentenza dritto nel profondo di quella gola da dove ella traeva l’aria per pronunciare i suoi più spietati giudizi quotidiani. Una porzione evidentemente più che abbondante di sborra fu servita nella bocca affamata della signora. Da come le sue guance si gonfiarono era facile indovinare che il prezioso nettare, dopo aver riempito a dismisura la gola, era risalito fino alla bocca, inondandola.

Ci fu un violento colpo di tosse e, mentre con la mano destra stringevo forte i capelli di lei per evitare che scappasse, con la sinistra strizzavo i coglioni carichi di vigore di lui. Tondi, lisci e caldi, potevo benissimo immaginare sul palato la bontà di quel seme così profumato e denso. Mentre egli rincarava la dose, spingendo ancora più a fondo quel cazzo così possente nella bocca di lei (dilatandola a dismisura), intuii che stava per arrivare un secondo colpo di tosse. Serrai le mie dita intorno al membro spingendo il palmo della mia mano per serrare ermeticamente la bocca di lei. Ci fu un colpo sordo e un’esplosione di sborra si fece strada dalle narici della maiala!

Alfred estrasse l’arcione e lo strinse forte alla base. E mentre il giudice, anche se sfinita e quasi in preda all’asfissia, manteneva ubbidientemente la sua posizione a quattro zampe, lui strofinava il suo glande rosso come un frutto paradisiaco su quelle labbra che traboccavano del liquido dell’estasi suprema.

Il volto di lei era un capolavoro che nessun pittore avrebbe mai potuto né creare né immaginare. Esausta, eppure ancora desiderosa (e con quei lunghi rivoli che si allungavano scomposti da quelle piccole graziose narici), era un bocconcino così invitante che la mia fica cominciò a mandare inequivocabili segnali di irrequietezza.

Cominciai a sgocciolare copiosamente e l’enorme clitoride (mio personale vanto e strumento di infinito diletto) era già ritto come un vero e proprio cazzo. Mi alzai in piedi e reclamai la sua bocca. Alfred si ritrasse e delicatamente iniziò a solleticare il mio culo con il suo membro. Il giudice cominciò ad ansimare alla vista della mia fica gonfia e bagnata! Aprì la bocca, accennò a muoversi in avanti e fece saettare la lingua come la troia che era. La presi per i capelli e la riportai all’obbedienza facendo si che riassumesse la sua naturale posizione remissiva. Spalancai la fica con entrambe le mani rivelando lo squarcio libidinoso che era la mia sorca immensa e, con un possente colpo di reni, feci schizzare verso l’alto il mio clitoride turgido e voglioso.

La puttana sembrò dapprima spaventarsi di fronte a questa visione, poi avanzò con la bocca con l’intenzione evidente di spompinarlo. Ma non fece in tempo a realizzare i suoi propositi che già la mia potta irrequieta stava piovendo un caldo getto giallo dentro la sua bocca.

Il giudice, inondata da quel calore carico di selvaggia fragranza, ebbe quasi una crisi epilettica. Dimenandosi freneticamente si assicurò di riceverne anche sulla faccia e sulle tette ormai mosce e prosciugate da anni di libertinaggio. Finite le numerose scariche di pioggia mi asciugai ben bene strofinandomi sulla sua faccia dove, un naso affilato e deciso, mi assicurava un immenso piacere.

Due colpetti sulla mia natica destra indicarono che Alfred era pronto per il round finale. “È il momento, troia!”, dissi tirandole i capelli e costringendola a cambiare posizione sdraiandosi. Ella, ovviamente, obbedì.

Mi sedetti sulla sua faccia. Le grosse labbra della mia fica, completamente spalancate sulla sua bocca, erano solleticate dalla sua lunga lingua che, con decisione, si faceva strada dentro il mio buco goloso e fradicio. Mi inarcai in avanti e la afferrai per le caviglie che tirai subito verso di me, rivelando la sua fica pelosa. Piegai sapientemente le sue ginocchia e le assicurai con una presa stretta ai miei avambracci. Tirai violentemente verso di me e le spalancai le gambe. Come da istruzioni la porca aveva evitato di lavarsi per giorni e, solo ora, era possibile sentire lo splendore di quell’odore che, come una magia antica, andava riempiendo la stanza. Il cazzo di Alfred sembrò quasi che stesse per venire un’altra volta di fronte a quella vista e all’estasi dell’odore potentissimo di quella sorca.

No Alfred, non ancora! Il signor giudice deve ancora ricevere la sua meritata condanna.”

Potei solo immaginare il piacere di Alfred di fronte a quella visione, di fronte a quella fica profumata così pelosa e spalancata davanti ai suoi occhi e servita come una pietanza prelibata su un piatto d’argento. Questo pensiero mi fece rizzare il clitoride ancora di più. Serrai le braccia più forte: la fica di lei ebbe un sussulto e poi cominciò a dilatarsi e restringersi con frenesia. Una grossa goccia di piacere scivolò dal suo buco caldo. Cominciai a strofinare con ardore la mia fica sulla sua faccia, alternando il piacere della lingua alla decisione del naso. Stavo schizzando ancora qualche spruzzo di urina quando vidi Alfred che, finalmente, si apprestava a sfondare la lurida puttana.

Affinché non ne avesse a godere troppo le infilò dapprima il cazzo dentro il culo. Ma… sorpresa! Era già sfondato oltre ogni misura e inoltre, la vacca, sembrava trarne estremo godimento. Alfred emise un grugnito di disapprovazione e pieno di collera affondò con violenza tutto l’enorme cazzo dentro quella vagina viziosa! Dal mezzo delle mie cosce, da dentro la mia fica, sentii provenire un suono che, se non fosse stato per la situazione, sarebbe stato sicuramente un urlo atroce.

Ve la siete cercata signor giudice!”, dissi. “Presentarsi così, con il culo rotto a questo modo come una puttana albanese! Ma evidentemente non avete avuto l’accortezza, nel tempo, di bilanciare il vostro appetito anale con quello della vostra fica che, si sa, è sempre la regina! E così adesso ne scontate la pena, cara la mia troia!”

Il cazzo di Alfred, grosso quasi come un avambraccio, sfondava e retrocedeva con una forza immensa. Lo sgarro di non aver potuto godere nel poter spaccare il culo di una puttana convinta di averlo già rotto, aveva ferito il suo amor proprio e, adesso, la sua unica intenzione era slabbrare quel buco presuntuoso che, nella vita, pensava di averle viste già tutte.

Io ero in estasi ed avevo ormai già superato il mio terzo orgasmo e mi preparavo per il quarto. La vista di quel membro così potente mi eccitava come una ragazzina in calore per la prima volta e la mia fica, adesso, non smetteva più di sgocciolare nella bocca del giudice. Il pensiero poi che la mia posizione la costringesse ad ingoiare educatamente tutti i miei umori – e che questi ribollissero in lei mischiandosi con la sborra incandescente di Alfred – mi faceva sentire come la gloriosa puttana di Babilonia del libro dell’Apocalisse!

Alfred non accennava affatto a diminuire d’intensità, anzi! In certi momenti le sferzate erano così forti che era possibile vedere chiaramente la forma del suo cazzo che si gonfiava nel basso ventre della condannata. Non contento si abbassò su di lei poggiando i pugni sul materasso. Questo gli garantiva una potenza di penetrazione anche maggiore.

Presa dagli spasmi del quarto – tanto desiderato! – orgasmo tirai ancora più forte le gambe di lei. La afferrai poi per le caviglie e con una forza disumana le spalancai più che potei. Ora la sua fica era apertissima! Ma il cazzo di Alfred la riempiva ancora tutta.

La bocca di lei, da sotto la mia sorca meravigliosa e benedetta, emetteva potenti versi. Ma se fossero preghiere di piacere, o scongiuri per aver salva la fica, era impossibile dirlo. Il mio unico interesse, ora che ero venuta ancora, era pisciare un’altra volta. E così feci! Lo schizzo questa volta colpì prima Alfred in faccia e poi inondò il ventre della puttana. Poi ancora bagnò i suoi capezzoli da vacca che cadevano lunghi e molli, tanto erano stati avidamente succhiati prima della sentenza. Fui estremamente fiera della mia fica.

Potevo ora vedere come l’immenso fallo, nell’affondare i suoi colpi, trascinasse con sé avanti e indietro un cerchio di pelle che era il limitare del buco e le labbra interne della fica del giudice. Intanto la scrofa continuava a grugnire sotto di me. Avvertii un immenso tremore e anche le caviglie, che tenevo sempre ben strette, cominciarono a tremarle. Le gambe iniziarono a muoversi scomposte.

“Alfred! La troia! La troia puttana sta venendo!”, gridai. Vidi degli schizzi partire come lapilli dalla fica di lei. Si facevano strada, potentissimi, come il vapore in una pentola a pressione, mentre il cazzo intanto ne ostruiva il passaggio. Mi sollevai leggermente, in posizione da pisciata, per liberare la bocca di lei.

Delle grida portentose tagliarono l’aria. Mi spaventai, devo ammetterlo. Gridava, la troia! A squarciagola e di godimento! Bestemmiò e pronunciò delle parole incomprensibili.

Piscia! Piscia!”, chiedeva con disperazione mentre ritraeva la testa all’indietro e si preparava a rilasciare tutte le sue forze per godere nello spasmo finale dell’orgasmo.

Ebbi pietà di lei e delle sue suppliche. Tirai indietro le sue gambe spalancate e mi sedetti su di esse. Spalancai a mia volta le mie e, mentre il cazzo di Alfred iniziò a fremere per il portentoso carico di sborra con il quale avrebbe riempito completamente la fica di lei, iniziai a pisciare. Un getto potente e luminoso colpì il cazzo di lui e la fica di lei. Alfred urlò di piacere. Sotto di me sembrava esserci un terremoto.

E, mentre il corpo del giudice tremava in preda alla convulsione, una fontana maestosa cominciò a zampillare dalla sua fica! Schizzi impetuosi si unirono al godimento della mia piscia calda. Alfred era tutto bagnato: in volto, sui pettorali, sul pube scolpito come quello di una statua greca. E, naturalmente sull’enorme cazzo che ancora vibrava di piacere mentre il suo carico di sperma bollente riempiva la sorca di lei. A quella visione sentii delle contrazioni e delle fitte portentose ed ebbi uno spontaneo quinto orgasmo. Ululai di piacere e così fecero il giudice e Alfred che, estratto il cazzo gigantesco, si lasciò cadere su un fianco stanco morto. Io feci lo stesso.

Guardai il giudice. Il suo petto saliva e scendeva con un ritmo violento. Le gambe erano aperte nella posizione naturale in cui devono stare quelle di una troia puttana come lei. Gli occhi spalancati. La bocca ancora traboccante di preziosi liquidi: sborra, piscia e umori vaginali.

È morta?”, chiese Alfred.

No, si riprenderà presto, mio dolce puledro. A parte questo – dissi accarezzando il contorno slabbrato del suo buco – e tralasciando l’ipotesi di un viaggetto in Svizzera, penso che nessun uomo normale potrà mai più soddisfare la nostra viziosa amica.”

Presi Alfred per il collare e lui si lasciò mettere il guinzaglio con obbedienza e gratitudine. “Sei contento Alfred? Hai visto che ho mantenuto la promessa?”

Si mi è piaciuto. Le ho distrutto la fica, vero?”

Guarda tu stesso come è ridotta!”, dissi per rassicurarlo. Un rivolo di sangue bagnò il lenzuolo.

Ma quando potrò spaccare un culo stretto, lo sai che…”. Lo colpii senza pietà in volto!

Ingrato! Stupido cane ingrato e capriccioso. Mi sembrava strano! Hai appena svuotato i tuoi coglioni per ben due volte dentro un giudice della Corte d’****** e già ne vuoi ancora!”. Lo trascinai nella cuccia e lo mandai a letto senza cena. Per quanto riguarda il giudice ritenni prudente ospitarla per la notte in modo da potersi riprendere completamente.

La mattina dopo prendemmo un tè insieme. Le ricordai le regole: primo noi non c’eravamo mai conosciute e, secondo, non avrebbe dovuto mai più richiedere un incontro. Lei, a malincuore, annuì. Le consigliai infine di prendere in considerazione l’ipotesi di darsi all’ippica. Sorrise. Avrei voluto punirla per questo, ma il gioco era ormai finito.

Fuori il sole lanciava raggi aguzzi e limpidi che piano piano si allungavano rassicuranti, ancora una volta, lungo le strade della città. Il giudice salì sulla macchina e la scorta la riportò a casa. La camionetta dei Carabinieri a sirene spiegate, invece, riportò Alfred nella sua cella di isolamento nel carcere di massima sicurezza.

Giustizia era stata fatta!

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